Negli ultimi anni la parola “magia” è tornata a circolare con facilità.
Viene evocata, condivisa, semplificata. Spesso desiderata. Raramente compresa.
Eppure, ogni pratica magica autentica nasce da un presupposto essenziale:
la magia non è evasione, non è desiderio travestito da rituale, non è uno strumento per aggirare la realtà.
È un atto.
E ogni atto modifica un equilibrio.
Questo è il confine che molti evitano.
In magia nulla si crea e nulla si distrugge: tutto si trasforma.
Ogni intervento sposta energie, riequilibra forze, apre e chiude possibilità.
Se si toglie da una parte, inevitabilmente si aggiunge da un’altra.
Se si forza un cambiamento, qualcosa deve adattarsi, cedere o mutare forma.
Le conseguenze esistono sempre, anche quando non vengono previste o desiderate.
Responsabilità non significa colpa, né punizione, né timore superstizioso.
Responsabilità significa essere consapevoli di ciò che si muove e accettare che ogni azione abbia un seguito, talvolta sottile, talvolta evidente.
Il libero arbitrio, spesso citato come giustificazione, è in realtà un limite sacro.
Non autorizza a intervenire senza misura.
Ricorda che ogni scelta apre una strada e ne chiude un’altra, e che non tutti sono pronti a camminare verso ciò che chiedono.
Ogni pratica magica ha un impatto su più livelli.
C’è una conseguenza sull’operatore, che mette energia, concentra intenzione, sposta forze.
Quell’energia non è astratta: viene impiegata, consumata, trasformata.
Agire senza discernimento significa disperderla, indebolirla, talvolta comprometterla.
C’è poi una conseguenza su chi riceve il lavoro.
Il cambiamento invocato può richiedere una rinuncia, una chiusura, un passaggio che la persona non è pronta ad accettare.
Se il vecchio non viene lasciato andare, il nuovo non può stabilizzarsi.
In questi casi, l’equilibrio tenta comunque di ristabilirsi, ma l’energia messa in atto resta sospesa, incompiuta.
Ed è qui che la pratica si distingue dal gesto superficiale.
La magia non impone: propone un riequilibrio.
Se questo riequilibrio viene rifiutato, il lavoro non fallisce, ma si disperde.
Nella magia contemporanea si parla spesso di intenzione, ma poco di equilibrio.
Si promettono risultati senza preparare alle conseguenze.
Si desidera il cambiamento senza essere disposti a sostenerne il prezzo energetico, emotivo o esistenziale.
Eppure la magia vera non offre scorciatoie.
Chiede presenza, lucidità e capacità di accettare ciò che segue l’atto.
Praticare magia oggi significa questo:
essere pronti non solo a chiedere, ma a ricevere anche ciò che non si era previsto.
Perché senza equilibrio non c’è trasformazione.
E senza responsabilità, non c’è magia.
Silvia
Sacerdotessa di Ecate
La Dimora della Strega




Rispondi